Musica

Elio ci salverà

Elio E Le Storie Tese – Live @ Daturi Fillmore Festival, Piacenza, 07/07/2007

I soliti genî, con l’accento circonflesso. Il verbo deludere non fa parte del vocabolario di Elio E Le Storie Tese. Gli alfieri del rock demenziale hanno conquistato il pubblico del Daturi Fillmore Festival, a Piacenza, nella precisissima data di sabato 07/07/07.
I fan elici affollano il bel parco rotondo, costellato di bancarelle varie. Si parte in clamoroso ritardo, ma col botto: Elio si presenta sul palco perfettamente travestito da boy scout, con tanto di tipico zaino farcito e tipico cappello stupido. Si giustifica: «Scusate, eravamo accampati sulle rive del Trebbia e ci han detto solo alle otto che eravate qui tutti che stavate aspettando, per cui c’è voluto il suo tempo, insomma, per smontar la tenda, venir qua, mangiare un boccone…». Senza che il gruppo abbia suonato una nota, ci stiamo già divertendo.
La setlist, inizialmente, offre solo cavalli di battaglia: John Holmes, Cassonetto Differenziato Per Il Frutto Del Peccato, Il Vitello Dai Piedi Di Balsa (comprensiva di Reprise). Come di consueto, entra in scena l’artista a sé Mangoni, con un bruttissimo travestimento. Poi Elio ci presenta un musicista inedito: trattasi di Clayderman Viganò, eclettico tastierista, che viene spacciato come «un signore che abbiamo incontrato qua fuori», ma che in realtà ha sempre collaborato con il gruppo, facendo un po’ di tutto (ad esempio, un sacco di vocine nei dischi in studio). Arrivano altri classici spettacolari: Burattino Senza Fichi ed Essere Donna Oggi, una delle mie preferite in assoluto, che viene dedicata ad una coppia fresca fresca di matrimonio. Elio: «Una decisione sicuramente avventata, ma che noi comunque festeggiamo insieme a voi questa sera». Nel momento di silenzio che precede il fantastico riff di chitarra, mi esce un «Vai!» particolarmente vigoroso all’indirizzo di Cesareo, e la mia voce finisce sul cd brulè (dal titolo Emozioni Fortissime). Il cd brulè è la registrazione in presa diretta della prima parte del concerto, acquistabile immediatamente a fine serata. Che io sappia, Elio E Le Storie Tese sono gli unici artisti italiani a proporre questa bella idea. Nel finale del brano trovano spazio due meravigliosi omaggi a pezzi storici della Premiata Forneria Marconi: Festa e Impressioni Di Settembre. Elenco solo queste due citazioni, ma ad un concerto di Elio si può fare a gara a ne chi scova di più (soprattutto quelle beatlesiane si sprecano). Il testo di Uomini Col Borsello è ricco di esilaranti modifiche a cura di Viganò. A sorpresa viene sfoderata Oratorium: il bassista Faso e il batterista Christian Meyer si scambiano temporaneamente i ruoli, Viganò imbraccia l’acustica ed Elio suona anche i bonghi. Faso se la cava egregiamente anche alla voce principale, poi Mangoni esce vestito da bambino d’altri tempi, in bretelle e calzoncini, e tira quattro calci ad un pallone di gommapiuma. Viganò lo minaccia di bucarglielo col coltello. Sto male dalle risate. Alla fine della canzone, viene presentato il «tastierista misterioso» che dall’inizio del concerto suona nascosto dietro un paravento. La sua ombra è senza dubbio quella di Jantoman, quindi è ufficiale: Rocco Tanica non è sul palco. La telefonata di Faso alla fine di Servi Della Gleba è storia. Poi, in modo totalmente surreale, Elio ci augura Buon Natale: «Forse un po’ in anticipo, ma non so se vi vedo prima di quella festa». E fanno Christmas With The Yours, a luglio! Supremi. Christian Meyer ha un effetto di riverbero sul rullante, in perfetto stile natalizio. In un improbabile inglese, Elio invoca la pace tra Zidane e Materazzi, ad un anno dalla famigerata testata in quella memorabile finale mondiale. Cara Ti Amo è ogni volta più delirante: il «Non» iniziale fatto cantare al pubblico dura una marea, poi Viganò ed Elio mettono in scena il rapporto fra il giovane uomo e la giovane donna, tirando in ballo l’amaro Braulio, il Live Earth (concertone solidale tenutosi proprio in giornata su vari palchi nel mondo) e George Michael (che «fa l’amore in modo particolare»). A seguire, un medley dance con segmenti di Pipppero, La Chanson, Discomusic e Born To Be Abramo. Il camaleontico Mangoni diventa rispettivamente: una spia dei servizi segreti bulgari; un elegante playboy; Zorro (sguainata la spada, duella con Elio armato di flauto); un ballerino di lap dance compresso in un’orribile tutina aderente. Arriva poi il primo brano inedito della serata, dal titolo provvisorio Parco Sempione, che uscirà sul prossimo album di Elio. Parla della fastidiosa condizione di chi, recatosi in un parco per leggere un buon libro in santa pace, è impossibilitato a farlo poiché ontinuamente disturbato dal solito fricchettone drogato che suona i bonghi, andando tra l’altro fuori tempo e dimostrandosi privo di senso del ritmo. Mangoni assume le fattezze del suddetto rastone stordito. Si ride un sacco ma, se non ho capito male, il finale della canzone è tutt’altro che leggero: ci sono dei riferimenti alle recenti scelte, per nulla ambientaliste, dell’amministrazione milanese. A suo tempo, Elio E Le Storie Tese (ed in particolare Rocco Tanica) si erano battuti per la conservazione di polmoni verdi, che sono poi stati inesorabilmente rasi al suolo. Con la sublime Psichedelia possiamo apprezzare le strepitose doti tecniche dei musicisti, ed in particolare l’assolo finale di flauto traverso a cura di Elio. Il brano successivo è ideologicamente il mio preferito: Il Rock And Roll. Arriva il momento che più desidero: Mangoni appare travestito da Freddie Mercury alla fine del leggendario concerto di Wembley ’86 (corona e mantello di ermellino), combatte contro Elio, alla fine soccombe e stramazza al suolo. Elio: «Nella parte della vittima del rock and roll, Mangoni!». Ovazione. Altro brano inedito: gli organi interni del corpo umano si riuniscono in assemblea e decidono di rovesciare la dittatura del cervello, eleggendo a loro capo il Buco Del Membro. Ma si può? Sulla funkeggiante Gimmi I., perfetta fino al finale, il microfono tradisce Mangoni (in completo bianco e collana d’oro da tamarro). Elio provvede al volo, cedendogli il suo. Terzo ed ultimo unreleased del concerto, Amico Cheyenne Dove Scappi. Si tratta di un geniale divertissement, le cui rime sono tutte giocate sui nomi delle tante tribù indiane d’America. Elio vuole semplicemente consegnare un regalo al Cheyenne Mangoni, che però, diffidente nei confronti dell’uomo bianco, si nasconde, si mimetizza dietro un cespuglio, scappa… Divertentissimo. L’assolo finale di Elio è al theremin. La già classica Shpalman ci introduce al finale obbligato, richiesto a gran voce dal pubblico: Tapparella, inno della gioventù dedicato al grande Feiez. Mangoni fa il cretino con una scopa mentre Elio dirige il «Forza Panino» finale, cori e battiti di mani. Ogni volta mi impongo di farlo fino in fondo, ed ogni volta alla fine mi fanno male le braccia! Questa è la forza dello stadium rock. Inchini a raffica (incappucciato c’è anche Rocco Tanica, che forse ha suonato un pochino nel finale), fine dello splendido concerto.
Congedatisi i musicisti, immortaliamo in fotografia la massiccia presenza cremonapalloziana e cremonese. Poi facciamo i fan come si deve, strappando fotografie in compagnia di Mangoni ed Elio e facendoci autografare i cd brulè da vari componenti della band, che si lasciano strapazzare un bel po’, anche se i loro volti sono evidentemente spossati, dopo due ore di show. Grandi.
Andare ad un concerto di Elio è sempre, oltre che un divertimento assicurato, un allenamento mentale. Il cervello è continuamente stimolato e ricettivo, questo rock demenziale è fottutamente culturale. Elio ci salverà, ci salverà dalla vera Italia, quella dei tronisti, dei macchinoni, della cocaina e delle puttanate televisive. Quindi, grazie, amici di Elio E Le Storie Tese.

McA

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